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Spazio approfondimenti

Stranieri a se stessi

Lo straniero è chi “ turba la trasparenza…(e) non è né la vittima romantica della nostra pigrizia familiare né l’intruso responsabile di tutti i mali della città. Né la rivelazione attesa né l’avversario immediato da eliminare per pacificare il gruppo. Stranamente lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora (…) riconoscendolo in noi, ci risparmiamo di detestarlo in lui”. “ Lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia differenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami ed alle comunità”.
( Julia Kristeva “ Stranieri a se stessi”)

Vorrei cominciare questa lettera proprio con questa citazione tratta da “Stranieri a se stessi” di Julia Kristeva. Penso che nelle poche righe riportate qui sopra sia racchiuso il concetto del rispetto per l’altro, la valorizzazione della varietà, la libertà di essere differenti e infine l’intercultura. In quest’Italia in cui si parla di classi separate, di presidi spia, della caccia al diverso è un sollievo ricevere questo premio. Per me è un grandissimo onore, perché con molta presunzione e orgoglio credo di rappresentare una delle facce dell’Italia che cambia, che si trasforma e si arricchisce con i “figli d’immigrati”. Dietro questo riconoscimento non ci sono solo io ma i miei insegnanti che mi hanno accompagnata in questo lungo percorso verso la maturità, che nella loro didattica mi hanno insegnato non solo le nozioni ma, e soprattutto come vivere. Poi ci sono gli amici, i quali nei momenti difficili mi hanno sostenuta e con i quali mi sono confrontata. Ancora ci sono papà e mamma che mi hanno sempre lasciata libera di decidere da sola quale fosse la strada migliore da intraprendere. Tutti hanno contribuito alla mia formazione della mia persona e oggi li ringrazio. Naturalmente grazie anche alla Professoressa Boccardi. Non ho avuto il piacere di averla come insegnante in classe ma l’ho ammirata per il suo impegno nel sociale e per la sua sensibilità. E poi naturalmente ringrazio Voi del Rotary Club, che avete istituito questo nuovo progetto. Ritornando dalle fatiche universitarie ho avuto la sorpresa di vedere sulla scrivania la targhetta di vetro e mi sono sentita veramente fortunata di essere circondata da persone intelligenti e aperte. Proprio confidando nella Vostra sensibilità vorrei raccontarvi un po’ della mia vita.

Mi chiamo Zhanxing e sono cresciuta qua, in Italia. I miei genitori mi hanno portata qui quando ero piccolina, ho imparato la lingua, ho studiato e ora frequento l’università. Ho subito e subisco vari atteggiamenti razzisti, scherzi da parte di ragazzi che amano divertirsi a prendere in giro o insultare per sentirsi più forti. Ma tutto questo non fa male, o meglio non fa più male, io cammino e ho camminato sempre a testa alta. La mia lingua madre è, ormai, l’italiano e se non fossero per i miei tratti somatici nessuno mi chiederebbe più da dove vengo. Invece ancora oggi la gente mi chiede : ma come fai a parlare così bene? dove l’hai imparato? O semplicemente ti senti più italiana o cinese? Sono domande che mi mettono in imbarazzo e rabbia anche, perché piuttosto banali e superficiali. Io l’italiano l’ho imparato come tutti a scuola e mi sento italiana e cinese allo stesso tempo. Perché devo essere obbligata a decidere, che senso ha? E’ impensabile un’identità complessa, che si evolve col tempo? L’identità è una questione labile e personale perciò è importante che ognuno scandagli la propria anima e si scopra piano piano. Nonostante questi aspetti, la mia vita sarebbe normale, come quella di tutti gli adolescenti, eppure non lo è. Io non sono italiana e posso vivere qua solo grazie ad un “permesso di soggiorno” perché in questo paese vige lo “Ius Sanguinis” per cui non si è figli del paese in cui si nasce e/o si cresce ma della patria dei genitori. Già, sono cresciuta qua e devo avere un permesso per vivere in questo paese, il quale scade annualmente. Devo fare interminabili file alla Questura alzandomi presto la mattina per rinnovare un permesso che non dura più di 6 mesi. La mia routine è andare alla Questura e farmi prendere le impronte come una criminale e aspettare, aspettare e aspettare finché non mi convocano di nuovo per ritirare la tesserina. Ogni volta mi sento umiliata da quei signori che si permettono di “giocare” con la “nostra” vita. Non “mia” ma“nostra” perché ci sono migliaia di ragazzi nella mia medesima situazione o peggio forse. In quarta per poter partecipare alla gita per Dublino le mie professoresse, in particolare proprio la Signora Boccardi e la Segreteria della scuola hanno dovuto telefonare e mandare i miei documenti direttamente all’Ambasciata Irlandese per assicurarsi che mi concedessero il visto in tempi ristretti. Sempre in quarta sono stata esclusa da un concorso di lingua perché non italiana. Ora all’Università non posso fare richiesta per l’Erasmus perché non italiana e non posso nemmeno andare all’estero per perfezionare le lingue perché il mio “permesso” è continuamente in rinnovo. Ho 20 anni, dovrei vivere serenamente e avere come tutti gli adolescenti la paura di dover decidere, mentre io non ho il privilegio di provare le loro ansie, perché non ho scelte. Non ho le opportunità dei miei coetanei, li posso solo ascoltare e guardare da lontano mentre sognano le vacanze in chissà quale angolo di questo mondo, mentre io rimango ostaggio di questo paese. Sono tutti questi limiti che fanno male, che feriscono, che formano una generazione, quella dei “figli d’immigrati” arrabbiata. Con le leggi attuali stiamo vivendo la “desesperance” e vorremmo tanto che intorno a noi non ci fosse indifferenza, che quest’Italia ci consideri suoi figli, perché lo siamo nei fatti. Negli ultimi anni continuano ad uscire progetti sull’integrazione e sul razzismo e sulla discriminazione per le scuole, i quali sono certamente utili ma troppo teorici. Quest’anno si è parlato, spesso della percentuale di alunni stranieri a scuola ma quanti di questi ragazzi sono nati e/o cresciuti qua in Italia? Chi è nato e/o cresciuto qua può essere considerato ancora uno straniero? Spesso si è abusato di questa parola e lo si abusa tuttora per raggiungere fini politici. I progetti che valorizzano la cultura d’origine e lo straniero sono importanti, tuttavia se si continua a proseguire su questa strada, l’altro rimarrà sempre l’altro, ci sarà sempre un confine invalicabile, perciò a lungo termine risulteranno inefficaci. Proprio per le considerazioni fatte, secondo me è importante parlare dei “diritti” che vengono negati ai “figli d’immigrati”, perciò vi ho raccontato la mia storia, perché è la storia di tanti, troppi ragazzi. Sogno il giorno in cui non sarà più necessario distinguere fra italiani e non. Infatti sarebbe necessario sostenere psicologicamente, incoraggiare e dare le stesse possibilità ai “ figli d’immigrati” cercando di superare gli ostacoli imposti dalla burocrazia. Informarli e non lasciandoli nell’invisibilità. Creare degli spazi in cui possono esprimersi e raccontare i loro disagi. Sono degli aspetti che mi sono mancati al liceo e vorrei che altri ragazzi potessero vivere al meglio, nonostante tutte le restrizioni.

Ringrazio per avere ascoltato le mie lunghissime riflessioni e di nuovo ringrazio il Rotary Club per il pensiero che mi sarà di sostegno in questa realtà follonichese.

E per questo che questo premio la vorrei dedicare a tutti i ragazzi che come me stanno lottando per essere riconosciuti da questo paese.

12 giugno 2009: Zhanxing Xu
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