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Spazio libri

Libri da leggere, secondo Chiara Martellucci

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez

Erano le ultime cose che rimanevano di un passato il cui annichilamento non si consumava, perché continuava ad annichilarsi indefinitamente, consumandosi dentro se stesso, terminandosi in ogni minuto ma senza terminare di terminarsi mai.

Tutta la storia si svolge nell’immaginario paese di Macondo, un piccolo villaggio di gente umile e semplice, immerso nella foresta colombiana. E’ la storia della famiglia Buendia in sei generazioni: vite che si intrecciano in un mondo diverso, in una dimensione alternativa, in un luogo fuori dalla realtà. Dal capostipite della famiglia e fondatore di Macondo, Josè Arcadio Buendia, fino all’ultimo bambino con cui si chiude il romanzo, trascorre ben un secolo, un secolo ricco di magia e di stranezze. Avendo Josè Arcadio sposato la cugina Ursula, tutte e sei le generazioni vivono oppresse dalla superstizione, dalla paura di generare un figlio con la coda di maiale. Ben pochi sono i momenti di gioia e di felicità nella vita di Macondo, martoriato dalle guerre civili, dallo sfruttamento, dalla miseria e, infine, da un clima avverso. I personaggi che compaiono sono numer osissimi e legati fra loro: nipoti, figli, fratelli e sorelle con le loro avventure e le incredibili vicende di cui sono protagonisti.

È un libro affascinante, ma molto complesso. Qui sembra che la solitudine sia la condizione dell’uomo: un uomo che combatte, si agita per non arrivare da nessuna parte, per rivedersi sempre nella stessa situazione, per ritrovarsi punto e da capo. Il tempo si ripete, i fatti si ripetono, dando vita a interminabili cicli uguali a se stessi in cui oppressione e desolazione, ma soprattutto solitudine sono i sentimenti più comuni.

Macondo, questo luogo fuori dal mondo, tra realtà e fantasia, tra verità e leggenda, tra misteri e dubbi coinvolge in un vortice lento e ammaliante.

"- È molto triste - rispose Ursula, - perché crede che morirai. - Gli dica - sorrise il colonnello, - che non si muore quando si deve, ma quando si può."

Gabriel Garcìa Màrquez, Cent’anni di solitudine, titolo originale: Cien anos de soledad,1982 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano

Francesca Brizzi, 20 novembre 2008

Breaking Dawn di Stephenie Meyer

Con l'ultimo libro di Stephenie Meyer, Breaking Dawn, si chiude il sipario sul mondo "vampiresco" di Edward e Bella.

Durante le vacanze estive siamo giunti al termine della saga, che si è conclusa al meglio per tutti.
Vi è infatti un lieto fine per entrambi i personaggi maschili principali: la Meyer con la sua strepitosa fantasia è riuscita ad accontentare sia i sostenitori di Edward (l'affascinante vampiro), che quelli di Jacob (il simpatico licantropo).

Breaking Dawn uscirà in Italia il 30 ottobre, ma già da tempo su numerosi siti internet, specialmente nei forum inerenti alla saga, è possibile trovare i riassunti in italiano di tutti i capitoli dell'ultimo libro, come anche per i primi dodici capitoli di Midnight Sun (Twilight dal punto di vista di Edward), che la Meyer ha pubblicato sul proprio sito (www.stepheniemeyer.com).

Adesso non ci resta che attendere l'uscita del libro e buona lettura!

Maria Giovannetti, 15 ottobre 2008

Gli occhi del coraggio

di Loretta Borzi

ARCA srl
Via Goldoni 15/b
58100 Grosseto

"Ma sì, cari signori, … ne sono sicura… guariremo tutti."

La ragazza, minuta e fresca, una moretta dagli occhi grandi, verdi e vivacissimi, ammalata di tumore come tutti i presenti, pronuncia queste parole in una stanzetta del C.N.R. di Pisa dove eravamo in attesa di sottoporci alla P.E.T., esame di routine in oncologia.

Comincia così questa storia di dolore, questa storia di amore,questo racconto di vita. Loretta ci accompagna nella sua intimità fatta di sensazioni e ricordi. Leggere la sua "lettera aperta", la sua corrispondenza dal "fronte", porta a misurarsi, a riconoscersi, a capire.

Loretta Borzi è nata a Saturnia, il 1 febbraio del 1957. Si è diplomata all'Istituto Magistrale "A. Rosmini" di Grosseto nel 1975. Ha, poi, frequentato la Scuola per Assistenti Sociali presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Siena. Si è laureata nel 1980. Dal 1982 ha insegnato nelle Scuole Elementari, prima a Treviso, poi nella provincia di Grosseto. Sposata con Franco, ha un figlio di 20 anni, Fabio.

Loretta Borzi è deceduta il giorno prima che questo libro le fosse consegnato.

Per aiutarne la diffusione di questo libro parlatene o girate questa email ai vostri amici. Per ricevere il libro basterà scrivere a arcainfo@arcafactory.it il prezzo di copertina è 10 euro, non ci sono spese di spedizione.

"cambiarsi" per ... CORRERE

di Alfredo Donatucci

Edizioni Associate
Viale Ippocrate 156 Roma 00161
info 06/45439865

Abbiamo ricevuto dall'Autore questo comunicato stampa. Lo pubblichiamo, senza aver letto il libro stesso, per l'interesse che, comunque, potrebbe suscitare in alcuni dei frequentatori del nostro sito
angela vannini

Un uomo qualsiasi nell’ingranaggio di una sterminata città, Roma. In principio è un sedentario alle prese con le fatiche quotidiane, come tutti, e atrofizzato, come tanti, dalle cattive abitudini: il vizio del fumo; l’uso dell’auto a oltranza nel solito tragitto casa-lavoro-lavoro-casa, i pensieri congestionati quanto il traffico; i muscoli e la forza del pensiero rattrappiti dall’immobilità imposta dalla vita d’ufficio.

Finché, un giorno, la svolta. La scelta di abbandonare l’auto e prendere la metropolitana non è che l’inizio di una autentica rivoluzione interiore.

Il cittadino spento esce dallo stato di cattività. Scopre il piacere della lettura durante i viaggi in treno non solo per ammazzare il tempo. E leggendo testi sul pensiero positivo si apre a prospettive nuove: la disciplina psicofisica leva il torpore e dà quella gioia di vivere che il logorio della città toglie.

È l’inizio dell’ascesa: smette di fumare, riscopre la dimensione bipede, per camminare prima; quindi per correre. L’esemplare da ufficio diventa un podista amatoriale, uno sportivo perseverante, quindi un atleta completo, campione di un’umanità realizzata.

È la storia vera di Alfredo Donatucci, 40 anni, sedentario pentito, autore del libro “cambiarsi per correre”, in cui si racconta con brio e cognizione di causa l’iniziazione a un nuovo stile di vita in vista di un benessere integrale. Il protagonista, dopo essersi “levato la ruggine” di dosso allenandosi con una vecchia cyclette, scopre le potenzialità del suo corpo e della sua mente e impara a usarle con la forza della disciplina. Il corridore occasionale della domenica, il podista della garetta amatoriale, diventa un maratoneta di rilevanza nazionale che ha al suo attivo più di 10 mila chilometri corsi nelle principali gare regionali e italiane: la Roma-Ostia, la maratona di Roma, per esempio.

Cambiarsi per correre è dunque un invito a dismettere i panni dell’abitudine per scoprire l’atleta della vita che è in ognuno di noi. Così poi da riuscire a correre per cambiare se stessi.

Stephenie Meyer e la saga di Belle ed Edward

Sthepenie Meyer è una scrittrice statunitense, nata in Connecticut il 24 Dicembre del 1973, che è riuscita a diventare famosa in gran parte del mondo grazie ai suoi romanzi, una saga concentrata sull'amore impossibile tra il bellissimo vampiro Edward Cullen e una ragazza di Phoenix, Isabella Swan. I due ragazzi affrontano numerose peripezie per poter vivere la loro meravigliosa storia d'amore.

La saga è composta attualmente da 3 libri: Twilight, New Moon ed Eclipse (uscito in Italia il 16 novembre 2007). La scrittrice sta scrivendo il quarto ed ultimo libro, Breaking Down, che uscirà in America sabato 2 Agosto 2008. Ha annunciato che questo potrebbe non essere l'ultimo libro dedicato a Edward e Bella: infatti, è in gestazione Midnight Sun (Twilight dal punto di vista del vampiro Edward Cullen) e potrebbero uscire anche altri libri narrati secondo la prospettiva di altri personaggi.

Twilight

Il primo romanzo è nato da un sogno della Meyer, che il 2 giugno 2003 sognò un ragazzo bello come un angelo e una ragazza in una splendida radura. Egli diceva che il loro amore era impossibile mentre la ragazza voleva insistere: la trascrizione del sogno si trova nel capitolo 13 del libro.

Isabella Swan decide di trasferirsi dalla soleggiata Phoenix alla piovosa cittadina di Forks, per vivere con il padre Charlie e lasciare libera la madre, Renèe, di viaggiare con il secondo marito Phil. Alla nuova scuola Bella viene accettata facilmente dai compagni, ma la ragazza continua a pensare che Forks sia molto noiosa, fino a quando non incontra lo sguardo di Edward Cullen nella mensa della scuola: da quel preciso istante la sua vita cambia per sempre. Bella nota qualcosa di diverso nel bellissimo ragazzo e nella sua famiglia, ma non riesce a capire cosa. Un giorno scopre il segreto dei Cullen e si innamora di Edward, mettendo a rischio la sua vita ogni giorno.

New Moon

Il secondo capitolo della saga è incentrato sull'amicizia che nasce tra Bella e Jacob (ragazzo licantropo appartenente alla tribù dei Quileute), dopo che la ragazza viene abbandonata da Edward per ovvi motivi. Bella passa un periodo triste e malinconico, ma, diventata amica di Jacob, torna di nuovo a sorridere. Negli ultimi capitoli del romanzo torna Edward e tornano le pericolose avventure che mettono a rischio la vita di Bella.

Eclipse

Il terzo capitolo della saga è stato atteso dai fan italiani per moltissimo tempo: Bella dovrà scegliere tra Edward il vampiro e Jacob il licantropo, ragazzi diversi come il ghiaccio e il fuoco. E' l'ultimo anno di scuola: Edward e Bella prendono il diploma, che per Bella rappresenta l'ultimo passo della vita da umana. La trama viene ulteriormente complicata dalla vampira Victoria, che vuole uccidere Bella.

Maria Giovannetti, 19 marzo 2008

I pilastri della terra

Ken Follett non è uno dei miei autori preferiti ma, devo dire, che a questo libro mi sono appassionata. Complesso, interminabile, ma, nello stesso tempo, affascinante e coinvolgente, è un mistery ricco anche di storie d’amore che rievoca il medioevo: l’autore tocca una dimensione epica, portandoci nell’Inghilterra del dodicesimo secolo con la costruzione della cattedrale, in stile gotico, di Kingsbridge. Sullo sfondo di questo geniale lavoro architettonico si intrecciano le vite dei personaggi: l'instancabile costruttore Tom, straziato dalla prematura morte della moglie e poi di nuovo innamorato; Ellen, selvatica e splendida, che, privata di ogni cosa, non perde la sua enorme forza d’animo; il priore Philips, energico, combattivo e intelligente; poi Jack e Aliena, innamorati e ciascuno impegnato a vivere pienamente la propria vita; infine, William Hamleigh e Waleran Bigod, gli "antagonisti", pieni di odio e crudeltà, sempre in cerca di vendetta, senza scrupoli e rispetto per la vita altrui.

Intreccio, azione e passioni sullo sfondo di un'era piena di intrighi e tradimenti, pericoli e minacce, guerre, carestie, conflitti religiosi e lotte spietate per la successione al trono; personaggi buoni e personaggi cattivi, che si incontrano e si scontrano, così come bene e male si intrecciano negli avvenimenti che compongono la vita di ognuno di noi.

Ken Follett, I pilastri della terra, titolo originale: The pillars of the Earth, maggio 1991, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

Francesca Brizzi, 7 febbraio 2008

Harry Potter

Nato dalla fantasia della scrittrice inglese J. K. Rowling circa diciassette anni fa, Harry Potter è la serie che ha appassionato milioni di persone in tutto il mondo, bambini e non solo. Si può definire un mix tra realtà e fantasia: da una parte tre ragazzi adolescenti, amici, che combattono “il cattivo di turno”, dall’altra il mondo diviso tra bacchette e incantesimi, treni e foreste stregati, Londra magica e Londra “babbana”.

Il settimo ed ultimo libro della saga (“Harry Potter & I Doni della morte”) è uscito in tutte le librerie italiane a mezzanotte del 5 gennaio scorso, a distanza di dieci anni dal primo (Harry Potter & La Pietra filosofale), scatenando la curiosità dei tanti fans. Come andrà a finire? Harry sopravvivrà o morirà? La risposta a questo e a tanti altri dubbi è spiegata in 36 capitoli, con cui, ancora una volta, la Rowling ci dà la conferma di come sia incredibilmente capace di tenerci col fiato sospeso fino all’ultima pagina, non privandoci di numerosi colpi di scena e di morti improvvise.

Ci sarà il tanto atteso lieto fine o no? Sta a voi scoprirlo, leggendo e apprezzando questo libro veramente fino all’ultima riga.

“Harry Potter” di J.K.Rowling, Salani Editore

Federica Ciani, 31 gennaio 2008

Solo in città

Ho letto questo libro quasi per caso: una mia amica mi ha detto che si trattava di un libro carino ed ho deciso di farmelo prestare

E così ho conosciuto la storia di Giulio,un ragazzo che, bloccato a Milano per recuperare due debiti scolastici, si imbatte in avventure tipicamente adolescenziali. La madre e il fratellino sono in montagna e lui è stato affidato ad una ridanciana badante, che gli prepara cibi strani. Giulio si guadagna i soldi per le ripetizioni di latino lavorando come garzone in una drogheria sotto casa: insomma, un´estate che non si prospetta bene per il ragazzo. Invece, in poco tempo tutto cambia: l´anziana signora dalla quale prendeva ripetizioni muore proprio sotto i suoi occhi e si apre un periodo difficile per il ragazzo, che si rifugia da un amico e trova una confidente nella proprietaria della drogheria. Un giorno, uscendo dall'ascensore dell'anziana signora, incontra, Lilli, una ragazza dai lunghi capelli neri stretti in treccine e dagli occhi verdi che lo attrae moltissimo.

Lilli è una ragazza ribelle, con tante esperienze e amicizie poco raccomandabili. Giulio è un ragazzo carino, timido e impacciato. Giulio si innamora; lei, Treccine, non sembra ricambiare a pieno questo sentimento,anzi sembra interessata al denaro che egli possiede,tanto è vero che, una sera,i suoi amici delinquenti tentano di derubare Giulio, che viene però salvato da un professore al quale Giulio portava la merce dalla drogheria.

Giulio si sfoga e racconta di come Lilli lo ha umiliato, di come la professoressa di latino è morta davanti ai suoi occhi e lui adesso si ritrovi senza nessuno capace di dargli ripetizioni. il suo nuovo amico si offre a questo punto come insegnante. La madre di Giulio sospetta,fino a quando il ragazzo non dimostra il contrario, che il professore sia omosessuale. La narrazione si intreccia con un giallo: proprio in quell'estate un assassino uccide le proprie vittime servendosi di utensili da cucina. Giulio trova nelle tasche del marito della proprietaria della drogheria le forchette incriminate: costui è l´assassino, che vuole, così, liberarsi delle donne "panterone". Giulio riesce a smascherarlo e a salvare la vita di tante persone.

E quando, godendosi una meritata pausa al bar del Naviglio Grande,conosce una bellissima ragazza,la sua estate sembra veramente animarsi ancora di più.

Quella che doveva essere un´estate noiosa, si è invece rivelata un estate piena di avventure.

Devo ammettere che personalmente,il libro non mi è piaciuto molto: è scorrevole, certo, ma la storia mi è sembrata banale, sempre, comunque, consigliabile a coloro che vogliono leggere un libro "da adolescenti"!

"Solo in città", di Olivia Crosio, Fanucci Editore, 2007

Serena Patresi, 21 gennaio 2008

102 minuti

La storia mai raccontata delle migliaia di persone che lottarono per sopravvivere all’interno delle Twin Tower.

11 settembre 2001, ore 8:30: tutti gli impiegati si stanno recando a lavoro nel World Trade Center.
Dopo 16 minuti la Torre Nord viene colpita; soltanto dopo 102 minuti crolla.

Quante volte abbiamo sentito parlare di questo tragico attentato che ha cambiato non solo New York, ma tutto il mondo?

Jim Dwyer e Kevin Flynn hanno raccontato, con ricchezza di particolari, quello che è successo all’interno delle due Torri Gemelle.

Per la prima volta si legge quello che è avvenuto cambiando il punto di osservazione; si ascoltano le voci di 14154 vittime; si sentono il fumo e il fuoco, la polvere, le macerie; si avverte l’eroismo dei soccorritori.

La cosa straordinaria di questo libro è l’evidente lavoro che gli autori hanno svolto per poter raccontare in modo così palpitante e avvincente tutti quei momenti interminabili. Hanno intervistato i sopravvissuti, i parenti delle vittime e raccolto video e fotografie.

Per coloro che non si trovavano dentro le Twin Towers è difficilissimo immaginare cosa è realmente successo quando il primo aereo si è schiantato contro una delle due torri. Grazie a questo libro, che in principio può sembrare un po’ noioso (ma vi assicuro che non lo è!) mi sono sentita coinvolta e partecipe nelle vicende.

Chiara Martellucci

Il tenente Gino e il soldato Giovanni

Nedo Bianchi, già insegnante di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico di Follonica e da due anni collocato a riposo, ha pubblicato per le Edizioni ETS di Pisa un inusuale saggio storico dal titolo Il tenente Gino e il soldato Giovanni. L’autore racconta, come recita la quarta di copertina, “ nel paesaggio della provincia grossetana, all’indomani dell’8 settembre” la vita e la morte “di due giovani: un ufficiale del regio esercito, di estrazione borghese e studente al Politecnico di Milano e di un soldato semplice, umile contadino della Maremma”.

La storia è avvincente. Viene ricostruito, attraverso una ricca documentazione d’archivio, l’ambiente maremmano e quello vissuto dai due giovani In alcune pagine, il Bianchi, con imprevisti cambi di registro, riesce ad arricchire il racconto di commoventi atmosfere umane, che lo stesso ha voluto e saputo decantare da alcune testimonianze orali. Il volume, corredato di foto d’epoca inedite, non è viziato da ideologismi preconcetti e quindi non si presta a facili strumentalizzazioni politiche contingenti; è però un documento importante che arricchisce e umanizza la storiografia resistenziale, e non solo della provincia. Per gentile concessione dell’autore riportiamo uno stralcio dal quarto capitolo del libro.

Claudio Carboncini 4 aprile 2007

Hanno un bel dire che per fare l’ufficiale
--------------------------- dei partigiani l’istruzione non vale.
Io per me sto sotto volentieri a uno che ha l’istruzione. […]
Era già ufficiale nel Regio e da borghese studiava all’Università...

B.Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba.

Periodo Gennaio-Febbraio ’44

Dopo la fuga dalle carceri di Arcidosso il 17 dicembre 43, come testimonia il ten. Antonio Lucchini, avviene il ricongiungimento con gli uomini al Pelagone; si riprendono i contatti con altre realtà della zona, a partire dal gruppo partigiano, già consistente, di Sante Arancio e si riattivano tutti i canali informativi possibili, verso Grosseto, Roma e Siena.

Il ten. Gino, così ormai si fa chiamare Luigi Canzanelli, incontra Sergio Salvetti che aveva organizzato una sua BAM, Banda Armata Maremmana a Capalbio e con lui concorda la massima collaborazione. Contatti vengono ripresi con i gruppi di Montebuono, Sorano, Pitigliano, Onano, compreso qualche gruppo amiatino quale quello di Ivo Nucciotti del Saragiolo. Solo tramite questi contatti è possibile avere un quadro generale della situazione che permetta di ipotizzare la migliore strategia. Il tenente si getta senza sosta in un lavoro difficile e, ormai, in condizioni di clandestinità. Ignora che in questo periodo sua sorella Elena, venuta da Milano, lo sta cercando invano nella zona, chiedendo di lui alla gente di Montemerano; non saprà mai neppure che sua madre, sempre in quei giorni, sarà arrestata a Inzago. I fascisti, indispettiti, volevano sapere dove si trovava nascosto il figlio e la donna viene tradotta a Milano e interrogata nel carcere di S.Vittore per tre giorni. 1

Il 31 dicembre erano stati attaccati autoveicoli tedeschi nella rotabile Manciano-Canino, l’11 gennaio, all’altezza dei Pianetti di Saturnia viene tesa una imboscata all’auto del Fascio di Manciano, con all’interno il Commissario Brinci, che rimase ferito al braccio destro ed i militi repubblicani Magagnini e Carlucci. 2 Il 17 gennaio è ancora assalita un’auto tedesca in località Sgrillozzo.

A metà di gennaio, vengono paracadutati i primi radiotelegrafisti del Servizio Informazioni Militari che, utilizzando la protezione dei partigiani, in qualche maniera tolgono le formazioni dall’isolamento e pur tra incertezze e ambiguità permettono una informazione aggiornata sugli esiti dei fronti di guerra, utilizzando le radio trasmittenti anche per ascoltare Radio Londra. Nel mese di gennaio, per pochi giorni, fu attiva anche la radiotrasmittente di Poggio Fuoco. Possiamo solo immaginare lo scorrere del tempo nel campo partigiano, tra mancate o incerte informazioni, piccoli e grandi conflitti di ruolo e di carattere, qualche bevuta di troppo e inevitabili intemperanze con conseguenti litigi e malumori. Ma all’esterno, nei paesi e luoghi limitrofi alla macchia di Montauto, si parla sempre di più di questa banda e dei suoi personaggi principali.

Tant’è che dalla montagna, con un viaggio a piedi abbastanza rocambolesco, arrivano al Pelagone sei aspiranti partigiani di Arcidosso. 3 Avevano sentito parlare del tenente Gino già quando era rinchiuso nelle carceri di Arcidosso ed ora volevano arruolarsi con lui.

In tutto eravamo in sei di Arcidosso. Lo trovammo e ci si presentò. Il tenente Gino ci guardò serio e ci disse se eravamo veramente convinti, perché saremmo andati incontro alla fatica, alla fame, al freddo ed anche alla morte, e che, fatta una scelta, non potevamo poi più ripensarsi, “dal campo non si torna indietro”. Noi gli si fece capire che eravamo convinti e allora lui disse di dargli del tu e domandò:
- Come vi chiamate?:
- Lazzeroni, risposi io
- Scorretti, rispose Nevio
- Bizzarri, rispose Enio
- Ma che mi prendete in giro? - esclamò l’ufficiale interrompendo la presentazione e così sdrammatizzando anche la formalità dell’arruolamento. Continuarono a dare i loro nomi Liviano Quattrini, Angelo Lozzi e Angelo Nanni e tutto si concluse con una risata.

Questo era il tenente con i suoi uomini, grande franchezza, rapporto paritario e così li amava, lazz(a)roni, scorretti e bizzarri. Così doveva essere il partigiano.

Certo il modello che ne viene fuori è quello trasandato e banditesco: tutto fuorché un soldato. Il ten. Gino invece, a prescindere dal rapporto amichevole che instaurava con i suoi uomini, li avrebbe voluti tutti vestiti dignitosamente, con una divisa riconoscibile o con distintivi tali da non poter equivocare sulla loro natura patriottica ed il loro ruolo militare. Tant’è che, d’accordo con il tenente Antonio Lucchini, tramite Antonio Meocci, 4 riuscì a convincere il generoso “Ganna” a recarsi a Siena per fornirsi di nastrini tricolori e stellette militari. In questa maniera gli uomini sarebbero stati dignitosamente riconoscibili come soldati italiani, così come aveva peraltro consigliato il Comando Supremo (clandestino) da Roma. 5

Dovetti fare un altro viaggio a Siena per un motivo più curioso, Antonio Meocci, che era in contatto con i tenenti Gino e Antonio, due militari di sentimenti nazionalisti, mi aveva incaricato di acquistare per loro nastri tricolori e stellette militari. Ma dove farlo? Mi misi a girare per la città finché non vidi un negozio che vendeva questi articoli. Mi feci coraggio ed entrai. Al banco serviva un giovane, glieli chiesi. Mi osservò, incuriosito, poi mi disse: “Lei li vuole per i partigiani”, e non era una domanda. “Sì”, aggiunsi. Lui andò nel retrobottega a prenderli e me li dette. Ma non volle essere pagato. 6

La frontiera scomparsa

di Luis Sepulveda

“E’ scomparsa una frontiera in America latina, la frontiera che portava nei territori della felicità. Ma c’è un giovane che non è ancora stanco di cercarla”

La ricerca della felicità è il motore che spinge un giovane, il protagonista dei sette racconti che compongono questo libro, a partire per un lungo viaggio. Un viaggio tortuoso nel Sud America degli anni Settanta, in una terra scossa da ideali rivoluzionari e di libertà.

Nel protagonista è possibile riconoscere tracce della vita di Sepulveda. Il viaggiatore, come lo scrittore, vive l’esperienza del carcere, la dittatura di Pinochet, l’umiliazione dell’esilio e si reca in Andalusia, luogo d’origine della sua famiglia.

Il viaggio è indimenticabile, ricco di peripezie narrato in pagine ricche di emozione, ironiche, divertite, ma anche drammatiche.

gg 27 gennaio 2007

Cronaca di una morte annunciata

di Gabriel Marcía Márquez

Santiago Nasar non si sarebbe mai aspettato che in quella limpida mattina di febbraio qualcuno stesse tramando di ucciderlo.
Eppure tutti gli abitanti del paese erano a conoscenza delle intenzioni omicide dei fratelli Vicario, mossi da un esasperato desiderio di ritrovare l'onore perduto per colpa dello stesso Santiago Nasar. Riusciranno i cittadini ad impedire che il delitto venga compiuto?
E' una domanda che troverà la sua risposta solo leggendo!
Una coinvolgente storia piena d'intrecci, di coincidenze e di strani presagi, nella quale non manca il tema universale del "fatum" e del senso della vita; piacevole alla lettura, "Cronaca di una morte annunciata" fa rimanere con il fiato sospeso fino al finale, che lascia con un po' d'amaro in bocca.

Elena Cheli 21 marzo 2006

Zorro - un eremita sul marciapiede

di Margaret Mazzantini - I edizione - Piccola Biblioteca Oscar - giugno 2004

Zorro è la storia di un barbone, che vive per strada, che dorme sotto i ponti, nella metropolitana, in stazione. E' la storia di un uomo di mezza età, che si è abbandonato al destino, di un'anima sola che vaga, di uno che ha ancora voglia di guardare in faccia la gente. E' curioso, attento, straparla, ride, è sporco, come tutti i barboni. Indossa una maglietta azzurra, un vestito marrone luccicante e porta scarpe con le suole consumate. Non ha niente, solo un trauma nel cuore e un guinzaglio al posto della cravatta. Zorro non chiede niente: è solo un uomo che ha accettato il suo destino; è scappato dalla sua vecchia vita per iniziarne un'altra. Una vita senza casa, macchina, cellulare, una vita in cui basta anche solo un nocciolo di pesca.
Zorro è un libro bellissimo, appassionante, divertente e commovente allo stesso tempo, ma, soprattutto, è un libro che aiuta a stanare un timore che in fondo abbiamo tutti: la paura, e a volte anche il desiderio, di perdere il controllo delle cose, di farsi travolgere dal destino, di accasciarsi per strada, di vagare soli e silenziosi, di fregarsene dell'irreversibile scorrere del tempo. Sì. Tutti dentro di noi abbiamo la paura di perdere la strada del ritorno, ma anche la voglia di essere randagi; perché, spesso, ci vuole molto più coraggio a restare nel "recinto" della società organizzata che a venirne fuori.

gg 17 marzo 2006

Il razzismo spiegato a mia figlia... il montare dell'odio

di Tahar Ben Jelloun - I edizione - Bompiani - gennaio 2005

In questo fortunato libro, che ha venduto oltre 300.000 copie, Tahar Ben Jelloun spiega a sua figlia, di soli dieci anni, che cos'è il razzismo, perché è così diffuso e quali sono le sue cause. Allo stesso tempo, cerca di lanciare un messaggio di speranza per il futuro. Sono passati sette anni dalla prima edizione del libro, ma la piaga del razzismo non ha fatto che allargarsi e aggravarsi, soprattutto in seguito all'inasprirsi del terrorismo.
Le spiegazioni date alla figlia diventano più complesse e vanno a toccare i più svariati temi: dalla ricostruzione della storia dell'Intifada alla differenza tra Islam e Islamismo, fino ad arrivare alla delicata questione dell'antisemitismo.
Dopo sette lunghi anni, Tahar Ben Jelloun vuole ancora credere che un giorno le cose cambieranno, adottando come parola d'ordine la Tolleranza, unica arma vincente contro l'odio.
Questo libro, scritto in forma di dialogo, colpisce sia per la profondità e l'importanza dei messaggi in esso presenti che per la semplicità delle spiegazioni di Tahar Ben Jelloun, che ha cercato di mettersi allo stesso livello della figlia, affinché ella potesse capire e apprendere il pieno significato di ogni singola riflessione. Il libro è stato scritto con lo scopo di essere accessibile a tutti, ma in particolare ai ragazzi, futuro e speranza di questo mondo così imperfetto.
Come dice lo stesso scrittore: "La lotta contro il razzismo comincia con l'educazione. Si possono educare i ragazzi, non gli adulti. E' per questa considerazione che quanto ho scritto è stato pensato con una preoccupazione pedagogica".

gg 17 marzo 2006

Lettera a un bambino mai nato

di Oriana Fallaci

Lettera a un bambino mai nato è il monologo di una donna che aspetta un figlio, guardando alla maternità non come a un dovere, ma come a una scelta personale e responsabile. Ella, sola e indipendente, si pone molti interrogativi - il principale è quello di dare la vita o negarla - e, cercando delle risposte, spiega al "futuro" figlio quali sono le realtà che dovrà affrontare: la violenza, la libertà, l'amore, la giustizia, i sentimenti, il pensiero. Nella mente della donna affiora anche un'altra domanda: è giusto sacrificare una vita a una vita che ancora non è? Mano a mano, il monologo diventa sempre più drammatico e termina in una confessione esasperata sulla maternità, dalla quale la protagonista si sente derubata, privata di ogni diritto e piacere. Dalla confessione, arriveremo infine ad un Processo che si concluderà con un crudele verdetto.
Questo libro, definito un "piccolo gioiello", affronta un argomento interessante, discusso e toccante, il diritto alla nascita. Possono essergli attribuite varie interpretazioni, filosofica o religiosa, romantica o politica.
E' un "capolavoro" da leggere, sia dai giovani che dagli adulti perché fa riflettere, capire ed imparare e, forse, trovare le risposte a molte domande che a volte, forse per paura, non si ha il coraggio di porre.

gg 13 marzo 2006

Diario

di Anna Frank - Arnoldo Mondatori Editore -

Nel pieno dell'occupazione nazista una giovanissima profuga ebreo-tedesca, Annalies Marie Frank (chiamata col solo nome di Anna), si nascose, insieme ai genitori e ad alcuni conoscenti, in un alloggio segreto all'interno di un appartamento di Amsterdam. Infatti, dopo le leggi razziali emanate da Hitler, la famiglia Frank era emigrata in Olanda e qui il padre di Anna, Otto Frank, aveva fondato una piccola ditta commerciale. Ben presto, però, i tedeschi invasero l'Olanda e così Otto cercò un nascondiglio per sè e per la sua famiglia.
Testimone di quest'esperienza unica e tragica, il diario di Anna Frank, ritrovato dopo la guerra, è ormai diventato un classico del nostro secolo.
E' un libro interessante e commovente, consolante e vero che non dà spazio alla paura, ma solamente alla speranza.

gg 13 marzo 2006

Se questo è un uomo

di Primo Levi - Casa editrice: Einaudi -

Il libro Se questo è un uomo, parla della vita nei campi di concentramento, raccontata nei più macabri particolari dallo stesso autore Primo Levi, vissuto per un anno in un lager vicino ad Auschwitz.
Levi, che all'epoca aveva 24 anni, fu catturato dalla Milizia Fascista il 13 dicembre del 1943 e, dopo un viaggio terribile, venne rinchiuso ad Auschwitz. L'uomo e i compagni passarono giorni d'inferno tra lavori pesanti e umiliazioni. Trascorsero mesi e la vita era sempre più dura; Levi, in seguito, imparò le regole per sopravvivere nel lager e, finalmente, una mattina, il destino volle aiutare il giovane: il Kommando 98, detto Kommando Chimico, venne finalmente costituito. Per entrarvi, però, bisognava fare un esame e Levi, insieme ad altri suoi compagni, lo superò.
Un giorno iniziarono i bombardamenti da parte dei Russi, il lager fu distrutto ed ebbe inizio l'evacuazione di tedeschi e prigionieri. Levi non poté fuggire perché ammalato, ma anche a lui il Fato darà la possibilità di ricominciare la vita, anche se segnata dagli orrori sofferti nel campo di sterminio.
Primo Levi, reduce da Auschwitz, pubblicò SE QUESTO E' UN UOMO nel 1947; ancor oggi, questo romanzo viene continuamente ristampato ed è stato tradotto in tutto il mondo. E' una testimonianza sconvolgente sull'inferno dei lager, sulla dignità e sulla distruzione psicofisica degli uomini di fronte allo sterminio di massa. Il libro è un documento il più sincero possibile, un'analisi fondamentale della composizione e della storia del lager, ovvero dell'umiliazione, dell'offesa, della degradazione dell'uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio di massa.

gg 13 marzo 2006

Niente di nuovo sul fronte occidentale

di Erich Maria Remarque - Arnoldo Mondatori Editore (Scuola) -

Il romanzo è ambientato sul fronte tedesco, tra il Belgio e la Francia settentrionale, durante la prima guerra mondiale. Paolo Baumer, il giovane protagonista, racconta in prima persona le proprie vicende e quelle dei suoi compagni, inviati al fronte dopo poche settimane di addestramento.
Sono partiti volontari, pieni di entusiasmo, spinti dalla propaganda nazionalistica e dalle parole di un professore di liceo. Dopo pochi mesi di trincea, i giovani capiscono di essersi lasciati alle spalle per sempre il mondo che c'era prima della guerra, le cose che hanno amato, la cultura in cui hanno creduto. Ma, allo stesso tempo, nei loro animi, nascono sentimenti nuovi di solidarietà e sensibilità ed essi si impegnano a dividere tra loro ciò che posseggono e a rischiare la vita per soccorrere un compagno ferito.
Niente di nuovo sul fronte occidentale, pubblicato nel 1928 e tradotto in italiano nel 1932, racconta la terribile esperienza dei lunghi anni di guerra, la vita nelle trincee e i massacri di soldati per conquistare o difendere pochi chilometri di terra.
Il romanzo, grazie alla varietà e alla ricchezza del linguaggio, è molto interessante, offre numerosi spunti per riflettere e interpreta perfettamente lo stato d'animo e le delusioni di quella gran parte dell'umanità che fu coinvolta in quell'atroce guerra.

gg 13 marzo 2006

A ciascuno il suo

di Leonardo Sciascia - Adelphi - Prima edizione gli Adelphi: gennaio 2000

Il romanzo, ambientato negli anni '60 del Novecento, narra l'oscura e crudele Sicilia, macchiata di delitti, relazioni extraconiugali e ricatti. In un caldo pomeriggio di Luglio, in un paesino vicino Palermo, arrivò una lettera minacciosa a stravolgere la semplice e onesta vita del farmacista Manno, grande lavoratore, appassionato di caccia, sposato da dodici anni e con due figli a carico. Inizialmente, la lettera fu ritenuta uno scherzo, una beffa di qualche invidioso del paese, ma si dimostrò essere il contrario.
23 Agosto 1964: il farmacista Manno e un suo amico, il dottor Roscio, durante una battuta di caccia, furono uccisi. In paese tutti cercarono una spiegazione all'atroce delitto, ma non ce ne era una logica finché il professor Laurana, lucido investigatore (anche se era professore di latino e italiano), cominciò a sospettare che non fosse il povero farmacista il vero bersaglio del delitto, bensì il dottor Roscio. Così, una serie di domande iniziarono ad affollarsi nella sua testa e, alla fine, il "caso", gravido della mortale fatalità, fornì tutte le risposte.
Il libro, da alcuni definito un giallo, non lo è affatto, anzi dimostra l'impossibilità del romanzo giallo nell'ambiente siciliano, dove ogni delitto, di qualunque tipo esso sia, ha un colpevole, anche se spesso rimane impunito.
Il romanzo, scritto con un linguaggio complesso, articolato in frasi molto lunghe di senso spesso ambiguo e incomprensibile, così come il delitto al centro della storia, è comunque veramente appassionante, così come è affascinante il mondo siciliano, ricco di grandi tradizioni, ma anche di irrisolvibili misteri.

gg 13 marzo 2006

Una storia semplice

di Leonardo Sciascia - Adelphi - Prima edizione: novembre: 1989 - Ventunesima edizione: 2003

SICILIA, 1989: Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Tutto comincia con una telefonata alla polizia il 18 Marzo 1989, con un messaggio troncato: un apparente suicidio. Subito la storia cresce, si espande, si complica, senza lasciarci neanche la possibilità di riflettere. Di fronte alla proliferazione degli avvenimenti, non solo i lettori, ma anche l'unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, il brigadiere Antonio Lagandara, sono costretti ad usare i propri riflessi in un tempo che può ridursi ad una frazione di secondo.
Come ogni romanzo di Sciascia, anche UNA STORIA SEMPLICE è molto appassionante, coinvolgente, tiene con il fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Il libro è scritto con un linguaggio semplice e scorrevole, articolato in frasi brevi, in alcuni casi chiare, in altri ambigue, un'ambiguità che ha dato spunto a varie riflessioni per scoprire l'autore di un così complicato delitto.

gg 13 marzo 2006

Il segreto di Luca

di Ignazio Silone - Mondadori -

Una duplice preoccupazione assilla le autorità di Cisterna, un povero paese della Marsica: il ritorno di due particolari concittadini. Andrea Cipriani, esiliato in epoca fascista, dopo essersi arruolato nella Resistenza, torna ora, a guerra finita, come un "vittorioso", al quale bisogna attribuire i massimi onori. Luca Sabatini è, invece, un vecchio ex ergastolano, graziato, dopo una trentina d'anni di carcere, quando il vero colpevole confessa la sua colpa. Di lui nessuno vuole parlare. All'epoca del processo, tutti sapevano dell'innocenza di Luca, ma nessuno testimoniò a suo favore, neppure l'accusato. Perchè? Sarà Andrea a sconvolgere la pace del paese, indagando sulla particolare vicenda, per giungere infine alla verità, il "segreto di Luca", un segreto che gli abitanti di Cisterna non avevano saputo capire.
Questo libro, nel complesso, è sicuramente da leggere, anche se spesso sono presenti descrizioni di paesaggi che, forse, fanno perdere il filo della storia. Offre un gran numero di spunti e di occasioni per riflettere sia sulla situazione politica dell'epoca sia sull'amore, un amore così grande che riesce persino a far accettare ad un uomo la dura pena dell'ergastolo. Infatti, come dice Silone: " L'ergastolo è più della morte. La morte dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo; l'ergastolo è un'esistenza".

gg 13 marzo 2006

La prima lettera dell'alfabeto

Quando si scrive una recensione, di solito, si seguono delle regole ben precise e oggettive.
Però, se il libro ti coinvolge in modo profondo e diretto, è difficile farlo.
E questo è il caso del libro di Silvana Coli Gonnelli. Perciò, se sintesi e commento vi sembreranno troppo soggettivi, pensate soltanto a lei che ha scritto il libro e al perché l'ha scritto e, possibilmente, leggetelo.

La morte può spezzare una famiglia, una vita, in una frazione di secondo e la sofferenza può far percepire la vita solo come un'imposizione.
Questi sono gli argomenti principali e più toccanti di un libro legato ad un avvenimento di cronaca nera che l'8 Marzo 2004 ha scosso la provincia di Grosseto. Un giovane commercialista, mentre stava lavorando, è stato ucciso a colpi di pistola.
Lo straziante racconto è la testimonianza della moglie della vittima, anch'essa una giovane donna, che cerca solamente giustizia, gridando il dolore per l'improvvisa perdita del marito e cercando di tramandare alle proprie figlie l'immenso patrimonio lasciato dal loro padre.

Questo libro, capace di scuotere la coscienza di ogni persona, mi ha commosso particolarmente, non solo perché, in qualche modo, questa vicenda ha toccato me e i miei compagni, ma, soprattutto, perché Silvana Coli Gonnelli è riuscita a scavare, senza alcuna retorica, nella sua grande disperazione e angoscia, raccontando quanto la vita possa essere crudele e ingiusta.
Consiglierei di leggere questa lunga riflessione, trasformatasi da terapia in uno splendido quanto straziante libro, ad ogni persona, perché, attraverso la sua vicenda, Silvana Coli Gonnelli insegna come entrare in contatto con chi se n'è andato, dimostrandoci che l'amore può veramente superare qualsiasi barriera, persino quella della morte.

La prima lettera dell'alfabeto
Silvana Coli Gonnelli
Editrice Effequ
ISBN: 88-901145-9-2

Gioia Gorini e Antonio D'Errico -

11 Novembre 2005

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