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Gli studenti | Gli insegnanti
| L'organizzazione del lavoro nelle scuole | |||||||||
La comunicazione
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il progetto didattico
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La struttura logica della comunicazione
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In ogni scuola è stato realizzato un diverso
modello organizzativo per l'accesso degli studenti ai computers in
relazione alle risorse disponibili.
Così, mentre ad esempio al Fibonacci (un solo computer
collegato alla rete) il lavoro è stato organizzato in modo
che ogni mattina gli studenti avessero un'ora disponibile per la
scrittura di msg e 2 ore settimanali di lavoro di gruppo, al Fauser
è stata sfruttata la disponibilità in alcune ore
della settimana di un laboratorio con 12 computers (di cui 5
collegati alla rete) per organizzare momenti di durata variabile
(da 1 a 3 ore) per svolgere tutte le attività connesse al
progetto.
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Gli studenti di tutte le scuole coinvolte hanno reagito in modi diversi: alcuni sono stati molto attivi, anzi propositivi; la maggioranza ha preso sul serio il lavoro e qualcuno si è anche divertito; solo una minoranza esigua è rimasta estranea e poco interessata. Complessivamente l'esperienza è stata positiva e così è stata valutata dagli stessi studenti: nei loro questionari finali di valutazione del progetto prevalgono sul lavoro del gruppo i giudizi positivi, anche se emergono in modo significativo la difficoltà e la fatica del gestire un piccolo gruppo che deve progettare e realizzare.
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Nelle classi reali l'interazione è stata
bidirezionale, con prevalenza degli stimoli forniti dal docente
sulle richieste avanzate dagli studenti.
In rete non si è mai verificato che il gruppo rivolgesse
messaggi al coordinatore: probabilmente i ragazzi trovavano
più comodo esternare richieste, dubbi, problemi ai docenti
fisicamente presenti piuttosto che a quello che era raggiungibile
solo via rete, ma questo può essere considerato un limite
del nostro lavoro. Complessivamente, la percezione del docente come
risorsa si è formata gradualmente.
Il lavoro cooperativo, sia in classe sia in rete, ha migliorato
sensibilmente il legame "affettivo" tra gli insegnanti e i ragazzi;
questo ci sembra comunque un risultato importante del progetto.
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Dopo la programmazione iniziale del lavoro, i
rapporti in rete si sono mantenuti frequenti almeno fra gli
insegnanti del Fauser e del Fibonacci. L'intensità della
collaborazione è stata influenzata dal fatto che solo alcuni
dei docenti potevano lavorare da casa (in quanto direttamente
collegati al programma FC).
La struttura dei gruppi di coordinamento progettata inizialmente
(un coordinatore responsabile più un docente di appoggio in
ogni scuola) ha funzionato anche se parzialmente. Sono state
richieste e fornite nuove collaborazioni inizialmente non
programmate.
Abbiamo invece incontrato difficoltà, nelle singole scuole,
a coinvolgere altri insegnanti del consiglio di classe che non
avevano partecipato alla progettazione dell'esperienza, a conferma
del fatto che è difficile cooperare realmente quando si
conosce superficialmente un progetto, non se ne è condivisa
la nascita, non sono familiari gli strumenti e gli obiettivi
predisposti.
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Riflettendo sulla nostra esperienza ci siamo chiesti
se la telematica (o, meglio, questa particolare telematica)
favorisca o sfavorisca la collaborazione tra gruppi e/o singoli che
procedono con velocità diverse.
Le opinioni in merito sono piuttosto diversificate.
Se guardiamo ai dati dell'esperienza circa l'interazione telematica
(scambio di msg a livello generale, richieste di spiegazioni su
problemi specifici, invio di contributi, disponibilità ad
accettare le opinioni altrui, ecc.) possiamo osservare che:
- la telematica ha svolto un ruolo non miracolistico, ma positivo;
le disomogeneità tra le situazioni sono rimaste, ma
l'interazione telematica ha mostrato di essere uno strumento utile
ad attenuarle;
- ciò accade quando i livelli di progettazione condivisa
sono molto forti e molto approfonditi; viceversa, in presenza di un
progetto non chiaramente condiviso fin dalla sua genesi, nella sua
articolazione concreta le disomogeneità possono prendere il
sopravvento. Ciò significa che, nell'impostare progetti di
questo tipo, occorre verificare in modo chiaro, tra i docenti che
progettano l'attività, la disponibilità all'impegno
di tempo e all'innovazione metodologico/didattica, così da
arrivare ad una reale condivisione degli obiettivi del
progetto.
Lavorando con i ragazzi, abbiamo potuto riscontrare i seguenti
effetti "benefici" della telematica:
- il rallentarsi dei tempi di interazione, rispetto ai lavori in
presenza, da cui deriva una minore disomogeneità del
gruppo;
- la necessità di intervenire scrivendo, con un aumento del
tempo a disposizione per la riflessione, l'elaborazione, la
mediazione;
- la collaborazione con persone fisicamente distanti, che aumenta
la "voglia di fare" nonché di conoscere le persone con cui
si lavora (una potente molla è stata per gli studenti la
prospettiva dell'incontro finale a Follonica, poi effettivamente
svolto a fine aprile);
· l'uso di uno strumento duttile, pratico, semplice e
"moderno", che aumenta la motivazione al lavoro.
Inizio documento
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L'esperienza realizzata ci conferma nell'idea che progetti di
questo tipo debbano essere, oltre che ben strutturati, anche
limitati nel tempo e nelle attività nonché nella
definizione del prodotto finale. In alcuni dei nostri gruppi di
lavoro sono sorte difficoltà dovute proprio a una
sovradimensionamento del prodotto e delle attività.
Per quanto riguarda i tempi, ci sembra sensata la scelta del
periodo da ottobre a fine marzo.
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Nella nostra riflessione sul lavoro svolto si è
riproposto il dibattito su processo e prodotto, registrando
opinioni diversificate e, ovviamente, l'impossibilità di
formulare "verità" definitive. Ciò che ci sembra
però importante sottolineare è la scelta (condivisa
da tutti i docenti che hanno preso parte al progetto) di
realizzare, con Ecosistema scuola, un progetto in cui la telematica
fosse usata non solo e non tanto per raccogliere e trasferire
informazioni, ma soprattutto per sviluppare un lavoro collaborativo
(in termini di discussione, progettazione, definizione di
strumenti, realizzazione di prodotti) tra soggetti distanti. In
questo contesto, è chiaro che il prodotto finale è
soprattutto un mezzo per favorire l'evoluzione del processo di
interazione in rete.
E' comunque opinione di tutti noi che, tenendo conto delle
disomogeneità, dei problemi incontrati e degli errori
commessi, in tutte le aree di Ecosistema scuola si è
ottenuto un buon prodotto realizzando un buon processo!
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Al progetto sono state dedicate molte più ore di quelle
preventivate, con la necessità per i docenti coinvolti di
lasciare indietro parti del "programma": se un lavoro come quello
svolto non viene recepito come "fare scuola" sia il docente sia lo
studente può avere la sensazione di perdere tempo.
Ciò rimanda al problema generale del rapporto tra
attività sperimentali e didattica "normale". Non ci sembra
giusto che esperienze come Ecosistema scuola siano, per gli
studenti, una specie di attività extrascolastica, magari
bella e interessante, ma senza agganci al lavoro scolastico
quotidiano e, soprattutto, senza voto. Non è giuto per i
ragazzi, che si sono variamente impegnati con risultati
diversificati, e non è giusto per gli insegnanti, che hanno
messo nel progetto tante energie, tanto tempo, tanta
disponibilità all'innovazione didattica.
Sono stati elaborati dai docenti strumenti per la valutazione
complessiva del progetto, per l'autovalutazione dell'esperienza da
parte degli studenti, ma il problema della valutazione dei singoli
studenti rimane aperto. Al Fibonacci e al Fauser il contributo
individuale degli studenti al lavoro di gruppo sarà
valutato, sintetizzato in un giudizio comunicato ai ragazzi e si
aggiungerà agli altri elementi che compongono il giudizio
finale del Consiglio di Classe.
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Gli studenti di Ecosistema Scuola hanno utilizzato assai poco
l'area CHI SIAMO (area creata prevalentemente per la comunicazione
personale tra i ragazzi). Probabilmente cio' e' dipeso da fattori
tecnici e dal tipo di comunicazione.
Una comunicazione di tipo personale per potersi sviluppare deve
prevedere un "luogo" e/o un "contesto" personale e un tempo gestito
dagli studenti. Il "luogo" è mancato: per l'eccessivo
affollamento del sistema non è stato possibile attribuire
una casella individuale per ogni studente.
Il fatto di non poter disporre di login individuali per gli
studenti ha condizionato la formazione dei gruppi intorno alle
attività ed ha orientato la dimensione collaborativa ad una
interazione prevalente all'interno dei gruppi locali che, anche
grazie alla login di gruppo, hanno costruito una loro forte
identità.
Questo, probabilmente è stato il motivo per cui l'effetto
"decentrante" del lavoro telematico è stato meno forte tra
gli studenti che fra gli insegnanti: il referente degli studenti e'
rimasto prioritariamente il gruppo in presenza mentre il gruppo
virtuale, formato dai gruppi locali delle singole scuole, e non da
individui, interagiva solo in seconda battuta.
Ci sono state login sovrabbondanti: quella di classe e login poco
usate: quella di istituto.
La login d'istituto era necessaria e avremmo dovuto usarla di
più, non l'abbiamo fatto perché ci era più
comodo inviare i msg. da casa con le login individuali, ma i msg.
del gruppo docenti di ciascuna scuola avrebbero dovuto partire da
quella dell'Istituto.
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La struttura progettata delle aree di conferenza si è dimostrata efficace ed ha risposto alle aspettative. Probabilmente occorreva definire meglio le modalità collaborative dei gruppi di coordinamento in relazione alla responsabilità delle aree.
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Non ci sono stati problemi o conflitti con il sistema. Il coordinamento fra Genova e noi, grazie soprattutto al tutor Alessandro Rivella, sempre attento e disponibile, ha funzionato senza scosse, né attriti. Non ci sono stati nemmeno ritardi nell'apertura delle aree.
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