Aree Umide Ricerca a Scuola
La Riserva naturale della Diaccia Botrona è gestita della Provincia di Grosseto ed è riconosciuta a livello internazione dalla Convenzione di Ramsar perché si trova lungo le rotte migratorie degli uccelli, costituendo una stazione di sosta e rifocillamento durante i loro spostamenti. La Diaccia Botrona costituisce un raro e indicativo ecosistema che ospita un'incredibile varietà di microrganismi viventi, sia vegetali sia animali. È una vera e propria "banca genetica" che da un grande contributo al mantenimento della biodiversità della zona. Si estende su oltre mille ettari di territorio (1273 ha in totale fra i comuni di Grosseto, 853 ha, e Castiglione della Pescaia, 420 ha) ed è considerata una delle più significative aree umide italiane. Il padule occupa, allo stato attuale, circa 700 ettari, a ridosso della pineta di Castiglione della Pescaia, si allunga sulla pianura che collega la stazione balneare con Grosseto ed è separata dal mare dal lungo tombolo costiero. Il vasto ambiente palustre, con una profondità media di 30-40 cm, comunica indirettamente con il mare tramite canalizzazione ed è costruito da due paludi Botrona e Diaccia, poste rispettivamente ad ovest ed ad est di un canale di scolo delle acque basse sito alla sinistra del fiume Bruna, noto come Collettore Unico. Rappresenta il risultato di un grande lavoro di regimazione idraulica fatto nei secoli a partire dal Prile, antico lago di epoca romana. Le importanti opere di bonifica della palude si devono principalmente a Canapone, in altre parole Leopoldo II dei Lorena. Grazie alla sua opera, la palude malsana generatrice di malaria, fu in gran parte trasformata in campi coltivabili. Le bonifiche lorenesi lasciarono anche una vasta area alluvionale, vicina alla foce del Fiume Bruna, per consentire al fiume di esondare liberamente in caso di alluvioni, come del resto ha fatto proprio recentemente, e una fitta rete di canali e canalicoli per comunicare con il mare.

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